Traduzione dell’intervista a Steven Erikson su Fantasy Book Review
Reduce da un esame di lingua inglese andato più che bene, ne ho approfittato per leggere l’ultima intervista a Steven Erikson fatta dai tipi di Fantasy Book Review. Non ho ancora trovato una traduzione in italiano, quindi mi sono presa la briga di farne una io; la pubblico qui di seguito.
Metto le mani avanti: il mio è un inglese imparato sui banchi di scuola e all’università, oltre che coltivato da autodidatta; ho cercato di rendere la traduzione quanto più possibile fedele, limitatamente alle mie conoscenze e capacità. Chiedo venia se alcuni passaggi non filano liscio come dovrebbero e appaiono forzati (a proposito, qualora qualcuno volesse dare suggerimenti su come tradurli meglio è il ben venuto).
Intervista a Steven Erikson (Settembre 2009)
La serie fantasy in via di sviluppo di Steven Erikson, il Libro Malazan dei Caduti, ha portato nuova vita e originalità nel genere fantasy. Steven Erikson ha gentilmente parlato a Fantasy Book Review nel Settembre del 2009, poco dopo la pubblicazione del nono romanzo della serie, Dust of Dreams.
- Noi crediamo che tu ora stia vivendo nel Regno Unito a tempo pieno. Vorremmo accoglierti di nuovo nella nostra piccola isola e chiederti se è stato il clima o la cucina a spingerti a trasferirti nell’altro lato dell’Atlantico.
Nessuno dei due. All’improvviso nostro figlio ha deciso che gli piacerebbe studiare archeologia nel Regno Unito, e questo, combinato con il desiderio di mia moglie di essere più vicina alla sua famiglia, così come il mio desiderio di essere più vicino ai miei editori (Transworld e PS Publishing) e i molti amici stanziati nel Regno Unito che mi sono creato durante gli anni, tutto ciò ha condotto a oltrepassare l’Atlantico. Detto ciò, probabilmente noi stiamo diventando troppo vecchi per continuare a fare questo, e questa volta io spero di trovare delle radici, magari in Cornovaglia, o forse da qualche altra parte nell’isola. Per il momento, la Cornovaglia è “casa”.
Viviamo in un piccolo paese, e io sto attualmente sedendo in un pub di paese molto carino a dieci minuti di cammino lungo un sentiero pedonale da casa. Questo sentiero mi porta attraverso un cimitero, cosicché io sto pregustando l’inverno e il crepuscolo grigio, col vento che urla.
- Noi tutti [al Fantasy Book Review] siamo lettori entusiastici della serie del Libro Malazan dei Caduti ma nessuno di noi può affermare di aver capito pienamente tutto ciò che è successo nella serie finora. Dovremmo menarci per il non concentrarci abbastanza duramente o è semplicemente che molto deve essere ancora spiegato?
Onestamente, non menatevi per questo. Una delle cose su cui sia io che Cam eravamo d’accordo riguardo alla serie, era di scrivere in uno stile che trasmettesse un senso di vastità, con un forte sapore di realismo dove non tutte le risposte fossero a disposizione, non tutte le verità sopravvivessero alla loro pronuncia, e a volte il mistero non rispetta quanto noi tutti siamo disperati perché vi sia una fine alle domande. Ciò detto, ci sarà abbondanza di risoluzioni, ma il mondo non verrà chiuso con un grazioso fiocco.
Così come gli eventi narrati nei libri, ebbene, le cose sono sempre aperte all’interpretazione, e io sono piuttosto felice di apprendere dai lettori che i libri si schiariscono nelle riletture. Io sono uno scrittore ossessionato dallo stratificare la mia narrazione, e ce n’è in abbondanza da trovare per il lettore anche dopo che gli eventi crudi della storia sono ben conosciuti.
- Dust of Dreams è il nono romanzo della serie del Libro Malazan dei Caduti. Credi di essere migliorato in maniera significativa come autore dalla pubblicazione dei Giardini della Luna? C’erano delle debolezze che hai scoperto e rimediato?
Ovviamente spero di essere migliorato come autore! Certamente adesso posseggo una più grande dimestichezza con cose come la struttura e l’andatura (sebbene io mi accorga che nel caso dei più recenti alcuni dei miei lettori vorrebbero che io cessassi la caccia più velocemente di quanto faccia; ai quali io posso solo rispondere che le mie ragioni per fare ciò che faccio continuano a soddisfarmi, e credetemi, se io non sono assolutamente soddisfatto nessun altro lo sarà. Sono molto ponderato nel mio approccio, e vorrei umilmente ricordare a questi impazienti lettori che la loro andatura non è la mia andatura; che leggere è un impegno distinto dallo scrivere, e che in nessun momento io cammino per il suo inferno – ancora, ho le mie ragioni!).
C’è anche una crescente dimestichezza con il linguaggio che viene col fare ciò anno dopo anno, ma io posso ancora ricordare i miei primissimi giorni all’Università di Victoria, quando accecavo ripetutamente i miei studenti ricercatori consegnando storie nella più ampia e imprevedibile serie di voci, perciò suppongo che anche prima di allora io stessi provando stili differenti, pasticciando con il ritmo, il tono e i punti di vista. Tutto ciò ha alimentato i romanzi fantasy, man mano che mi spostavo da voce in voce, da punto di vista in punto di vista. L’esplorazione e la scoperta continuano e per indicare qualcosa del mio senso di questo viaggio, recentemente sono stato a rileggere la serie dall’inizio (la mia prima volta nel farlo, tutto per la preparazione della scrittura del decimo romanzo), e ci sono intere sezioni, specialmente nei primi libri, che io addirittura non riconosco come venute da me. La costruzione della frase, certe frasi, la ricerca di concetti da qualche direzione inusuale – tutto ciò mi dice che io non sono lo stesso scrittore, ma veramente non posso distanziare me stesso al punto che io possa attualmente pianificare questi cambiamenti. Essi arrivano come uno shock, ogni volta.
Nella mia mente ho sempre separato I Giardini della Luna dal resto dei romanzi della serie. Più o meno ho iniziato a scrivere a tempo pieno con La Dimora Fantasma, ed è con questo romanzo (il secondo della serie) che io posso vedere l’acuirsi della messa a fuoco, la cristallizzazione dell’intento, che sono continuati fino a oggi.
I Giardini aveva altre pretese che lo pressavano. Avendolo riletto adesso posso vedere precisamente cosa stavo cercando di fare e se dovessi cercare di immaginare come l’avrei fatto oggi, ebbene, farei cilecca. Perciò forse in questo senso non sono migliorato affatto! O piuttosto, non ho ancora scoperto quella quintessenza segreta che consegnerebbe il romanzo a un pubblico più vasto.
Noi tutti abbiamo i nostri limiti, penso. Ho letto recensioni di lettori e commenti su siti di Amazon e altrove, che fanno la lista dei difetti percepiti nei Giardini della Luna e che consigliano cosa dovrebbe essere stato fatto per sistemarli, e a mio giudizio, nessuna di queste soluzioni funzionerebbe (e dovrei saperlo dato che ho pensato a esse molto prima di loro, quando i Giardini era una pila di pagine e delle note grezze sulla mia scrivania). Il consiglio è di poco conto e più spesso che non esso non regge a un’analisi attenta. In ogni caso, spesso io non sono d’accordo con le osservazioni che vengono fatte, perciò difficilmente tenterei di fare cambiamenti per aggiustarli, no? In questo primo romanzo posso vedere tic stilistici che non uso più, ma ho parlato di questo prima, e inoltre, penso che sia qualcosa che tutti gli scrittori scoprono in se stessi. Loro prima sperimentano cose nelle loro carriere a se queste si dimostrano vagamente scomode vengono abbandonate, e lo scrittore va avanti.
- Hai recentemente firmato un contratto che ti vedrà scrivere altri romanzi del Libro Malazan dei Caduti. C’è una piccola parte in te che brama una pausa completa dalla serie e un inizio fresco su qualcosa di completamente differente?
Con il decimo romanzo, The Crippled God, il Libro Malazan dei Caduti finisce. Mentre Cam (Ian Esslemont) deve scrivere qualcosa in più in questa serie, io no. Le due nuove trilogie che ho firmato di scrivere condividono il mondo e il suo cosmo, ma esse non riprendono l’arco dei Caduti. Questa può sembrare una distinzione bizzarra, forse anche poco convincente, ma è chiara nella mia mente. L’intera idea del Libro Malazan dei Caduti era di distribuire una serie auto-conclusiva, una porzione di storia, e di dare ai lettori un senso di completamento quando loro leggono l’ultima linea nell’ultima pagina.
Io scrivo anche altre cose, trovando spazio qui e là, e con i termini massimi di diciotto mesi a disposizione (piuttosto che venti, come ho fatto per questa serie), sto pianificando di fare un po’ più di così.
- Senti che la disciplina sia vitale per un autore o che un certo ammontare di tempo ogni giorno dovrebbe essere dedicato alla scrittura, senza badare se ti senti dell’umore adatto?
La mia regola è di quattro ore al giorno, al massimo cinque giorni a settimana. Non faccio conteggi di parole o altre cose del genere. La disciplina è essenziale per essere uno scrittore, ma i dettagli sono interamente personali e non c’è una regola rigida e veloce con la quale misurare il lavoro giornaliero. Tutto ciò che conta è cosa ne viene fuori alla fine.
- Stephen Donaldson, un autore al quale sei stato paragonato in varie occasioni, ha sempre parlato molto bene del tuo lavoro. Nel 2004 egli ha rilasciato The Runes of the Earth, vent’anni dopo che il precedente libro dal titolo The Chronicles of Thomas Covenant era stato pubblicato. Potresti immaginare il ritorno per completare una serie dopo un intervallo così lungo?
Non sono stato uno scrittore abbastanza a lungo da immaginare qualcosa di simile, ma come fan della serie, sono lieto che Stephen abbia scelto di ritornarci.
- Pensi che i tuoi libri si presterebbero per un adattamento filmico? O vuoi prendere la posizione di JRR Tolkien e dichiarare che il tuo lavoro è “completamente inadatto per la drammatizzazione”?
Sotto l’attuale formato di produzione cinematografica, la serie Malazan è problematica. Da notare la cautela in questa affermazione. So precisamente come questa serie potrebbe essere realizzata, ma conserverò la mia merce per qualche futuro incontro con un produttore (e pregusterò il momento in cui le loro mascelle cadranno).
- Maree di Mezzanotte è, al momento, il nostro libro preferito della serie. Sebbene tutto il tuo lavoro sia caratterizzato dall’ironia, Tehol Beddict e Bugg la portano a un nuovo livello, ed è spesso meravigliosamente surreale. Si trattava di uno sforzo cosciente di inserire un po’ più spensieratezza nella serie?
Uno sforzo cosciente? Non penso. Mi piace pensare che l’ironia fosse presente in ogni libro, ma accetto il fatto che Tehol e Bugg ne abbiano distribuita di nuova. Ma non così nuova come può apparire inizialmente. I loro predecessori erano Iskaral e Kruppe, in quanto entrambi personaggi occupati in un peculiare stile di ironia auto-referenziale. Tehol e Bugg hanno solo portato ciò un livello più lontano. La consapevolezza impiegata nella loro creazione aveva più a che fare con la compensazione della vera e propria gravità del resto di Maree di Mezzanotte.
Ma anche allora, essi sono arrivati (su quella cima di tetto) in una di quelle straordinarie, sottilmente stupefacenti, manifestazioni spontanee che colpiscono gli scrittori all’occasione. Un letto? Una coperta? Tutto fuori da nessun luogo, completamente imprevisto. Una volta che essi sono arrivati, io ho solo scelto di stare comodamente seduto e li ho lasciati andare.
- C’è un libro fantasy della tua infanzia che ti ha completamente catturato? Un libro la cui sola menzione porta sentimenti di nostalgia da togliere il fiato?
In abbondanza. Uno che ho attualmente trafugato per un personaggio in un mio romanzo non fantasy, This River Awakens (scritto come Steve Lundin): “Before Adam” di Jack London. Altri includono “Tarzan of the Apes” (il primo, che ammiro ancora) e alcuni altri libri di Burroughs. La mia nostalgia è più per un periodo nella mia vita in cui io prima ho scoperto i libri – sia fantasy che di fantascienza – e il risveglio della mia immaginazione.
- Abbiamo ricevuto molte email che chiedono se ci sarà un tour che coinciderà con la pubblicazione del Regno Unito di Dust of Dreams. C’è qualcosa di pianificato?
Ahimè, no, sebbene sarò al Fantasycon a Nottingham. Sono arrivato nel Regno Unito disgraziatamente tardi per la distribuzione del prossimo romanzo breve su Bauchelain e Korbal Broach. Finalmente è fatto, e mi sono già tuffato in The Crippled God. Non c’è riposo per i cattivi.
Saluti,
Steven Erikson
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ottobre 14th, 2009 at 22:09
Grazie, Nutza, per aver concesso a chi mastica poco l’inglese di cogliere il senso dell’intervista.
Come ho scritto anche su FM, sono curioso di conoscere Tehol Beddict e Bugg per farmi due risate, e allo stesso tempo smanioso di respirare nuovamente quel senso di drammaticità che avverto nelle storie di zio Steven.
Grazie ancora.
ottobre 14th, 2009 at 23:43
Di nulla (anche se, ammetto, è stata un po’ ‘nà faticaccia
). Non hai ancora letto Maree di Mezzanotte? Beh, sappi che ti attendono grandi cose: sia sul fronte ironico, che su quello drammatico. Ti dico solo che ad oggi questo Maree rimane ancora il mio preferito della serie; non l’ha battuto neanche Memorie di ghiaccio, osannato sul web come il capolavoro dello zio Steven.
ottobre 15th, 2009 at 15:24
Che lavoraccio! by_Ax mi ha già chiesto di tradurre brani decisamente meno lunghi, ma io gli ho sempre risposto a brutto muso. Visto, non sono poi così buono!
La tua traduzione manca di un passaggio finale, Nutza: una rilettura senza vocabolario alla mano, come se ti trovassi di fronte le risposte di qualcuno che hai intervistato. Le ripetizioni del “questo” e alcuni errori nel primo paragrafo sparirebbero all’istante, se soltanto non ti fossi preoccupata troppo di restare fedele alle singole parole. (Te lo dico umilmente, non sono un traduttore, ancora…
Ma mi sono fermato alla prima risposta, perché l’ho già letta e non mi va di rileggerla.
C’è quest’altra molto recente, però, che ho segnalato nel forum di Fantasy Magazine:
http://darkwolfsfantasyreviews.blogspot.com/2009/10/interview-with-steven-erikson.html
Anche in questo caso dice delle cose interessanti. Ad esempio, era ora, ho saputo quanti soldi gli hanno proposto per il contratto e si chiarisce la questione del “un libro all’anno”. Nel contratto la questione “un libro all’anno” non viene contemplata. Era un semplice auspicio dell’editore e Steven è riuscito a mantenere il passo semplicemente perché *quello* è il suo passo (ha sforato soltanto in un paio di occasioni, mentre gli altri anni ha anche trovato il tempo per scrivere le tre novellette che tutti conosciamo almeno di titolo). Si parla di una cifra di tutto rispetto, ma non così alta: 675mila sterline per 9 volumi (75mila a libro). La cifra è ragguardevole, certo, ma, soprattutto, è incredibile il tipo di contratto, come già commentato da molti quando si seppe: all’uscita del primo libro, ottenere il contratto per altri otto è sbalorditivo. Ma, del resto, l’editore dev’essersi innamorato di Erikson come noi: un colpo di fulmine!
ottobre 15th, 2009 at 15:26
Ooops… Per altri nove, ovviamente!
ottobre 15th, 2009 at 16:01
La tua critica è più che fondata, Andrea. Dico solo che ho volutamente scelto di non dare una “ripassatina” finale alla traduzione, limitandomi alla traduzione quasi letterale. Da quando ho studiato la questione della traduzione sia in lingua inglese che in generale nella Letterature comparata, ogni volta che traduco sento il peso della responsabilità. Ho letto, in occasione di questo mio studio, che tradurre non significa solo trovare un corrispettivo nella lingua di destinazione: si tratta di trasporre un intero sistema di pensiero, un mondo. In questa occasione, tra l’altro, ho notato che il linguaggio di Erikson si nutre di metafore e modi di dire anche quando egli non stia scrivendo un romanzo; avrei dovuto tradurle ipotizzando un senso che risultasse compiuto e adeguato per noi italiani, ma non essendo io di madre lingua inglese, c’era il rischio che io sbagliassi dandone un’interpretazione del tutto falsa. Per questo ho preferito lasciare che ognuno, conoscendo giusto solo il significato letterale di ogni termine, si faccia una propria interpretazione.
Tutto questo discorso, però, non c’entra con la ripetizione – superflua, hai ragione – di certi pronomi e articoli: appena ho cinque minuti torno sulla traduzione e cerco di renderla più fluida, grazie.
E appena ho almeno due-tre orette libere (perché tanto mi ci è voluto), mi tuffo pure sulla traduzione della seconda intervista da te segnalata, cercando stavolta di fare attenzione a quanto mi hai fatto notare.
Quanto al caso editoriale di Erikson… credo sia proprio come dici tu: in quel caso l’editore è stato davvero lungimirante. Mi chiedo: a Erikson sarebbe stata concessa la medesima fiducia anche qui in Italia?
ottobre 15th, 2009 at 19:05
In Italia? Impossibile, per il semplice fatto che qui in Italia non c’è il mercato Fantasy che c’è in Inghilterra. Potrei dire che siamo su due pianeti diversi, anche se è tristemente vero il contrario. Nessun editore ti darebbe 75mila euro (semplifico) a libro per nove libri, per il semplice fatto che dovrebbe essere un successo colossale in un Paese come l’Italia per ripagarsi e guadagnarci.
La realtà è questa. Qui abbiamo avuto un solo successo Fantasy: Licia Troisi. E non è possibile immaginare che si ripetano, per quanto sia geniale l’autore che ti trovi di fronte.
Ahimè, per sognare una vita di scrittura, l’Italia non può che essere la prima, piccola e striminzita tappa. Importante, perché senza vendere qui, non vendi la traduzione all’estero. Ma vendere qui non significa raggiungere il mercato inglese/statunitense. Le traduzioni più frequenti sono in Spagna, Francia e Germania. E già non è niente male. Ma viverci…
Per la traduzione, figurati: era un mero appunto. Non sono nessuno, Nutza, sul serio.
ottobre 17th, 2009 at 00:31
Sante parole le tue, Andrea.
Ah! Come puoi vedere ho tradotto anche l’altra intervista. Questa dovrebbe filare più liscia…
[ Traduzione dell’intervista a Steven Erikson su Dark Wolf’s Fantasy Reviews ]