Memorie di Ghiaccio – Steven Erikson
Gruntle
Stanotte intorno alle 2 ho concluso quest’altra straordinaria esperienza. Già, perchè leggere Erikson è ben più di un momento di svagata immaginazione: è una full immersion in un mondo e nell’animo di personaggi che non smettono mai di lasciarti a bocca aperta.
Ne avevo interrotto la lettura per far spazio a un fantasy in cui ho voluto credere, quello di Luca Centi dal titolo “Il silenzio di Lenth“; ma, non me ne voglia Luca, quando ho visto con la coda dell’occhio il tomo di Erikson in attesa sul comodino, a un capitolo e qualcosa dalla fine, non ho saputo resistere. L’ho preso in mano e mi sono decisa di farla finita anche questa volta – non senza un alone di nostalgia già nel cuore, quella sensazione tipica di quando non vuoi scollarti dalle pagine ma sai che la fine, alla fine, arriva per tutti e tutto. Ed è giusto così.
Di fronte a tanta grandezza, io non so neanche quali parole scegliere per renderle giustizia… Inizio con un pensiero che mi ha folgorata a lettura conclusa: se Tolkien è stato consacrato indiscutibilmente sul monte degli dèi dell’arte fantastica, venendo a costituire quasi un passaggio obbligato per chiunque dopo di lui si sia cimentato nel genere, ebbene, Erikson, a parer mio, sta venendo ad essere un altro, ineliminabile, punto di svolta per questo genere letterario che tanto ci sta a cuore. Come ha scritto giustamente Un Muspeling: “Erikson è il Nuovo“. Nulla di più vero: Erikson ha inaugurato un nuovo modo di fare fantasy, cui tutto si può recriminare (le solite accuse di scarsa attenzione alla psicologia dei personaggi) fuorchè l’originalità.
Ma veniamo a questa terza storia del Libro Malazan dei Caduti.
Avevo iniziato la lettura con una domanda: è vero che Memorie di Ghiaccio è il miglior romanzo che Erikson abbia scritto fino ad ora? Molti lo giudicano così – non a torto – mentre io mi ostinavo a non volermi disancorare dalla mia preferenza data a Maree di Mezzanotte.
Qual è la risposta, oggi, alla domanda iniziale?
Memorie di Ghiaccio è un meraviglioso affresco di storie che si intrecciano come fili variopinti di un arazzo. Ho difficoltà a giudicarlo inferiore al mio prediletto Maree… diciamo che i due romanzi se la giocano molto bene, ognuno coi suoi punti di forza. Maree secondo me è speciale perchè l’ho vissuto come il più compiuto di tutti, un romanzo per certi versi a sè stante: qui sta tutta la sua eccezionalità, quella d’essere la storia dello scontro tra due popoli pieni di contraddizioni; e qui anche la sua estrema attualità.
Memorie vive invece di personaggi: ritengo siano questi ultimi le punte di diamante del romanzo. Non uno di essi rimane nell’ombra e non colpisce per qualcosa; di tutti gli attori di questa storia rimane almeno un ricordo.
In particolare, mi piace vedere l’evoluzione di Ganoes Paran da piatto soldatucchio di origine agiata a uomo fortemente umano, costretto a fronteggiare i propri dubbi e debolezze di fronte a una responsabilità estremamente grande da sopportare (non spoileriamo!).
Ben lo Svelto, Kruppe e i vari comandanti malazan sono sempre delle piacevoli conferme. Anomander Rake (per cui ho una passione morbosa :-P) è straordinario come solo lui può. E che dire di Gruntle, Itkovian, Toc il Giovane… tante declinazioni dell’animo umano, sfaccettature della capacità tutta nostra di essere steli che si piegano al vento e insieme scogli solidi che contrastano le onde.
Si è rivelata vera anche l’affermazione che Andrea D’Angelo ha fatto sul forum di FantasyMagazine: “Le ultime 100 pagine di un romanzo più belle che abbia mai letto”. Ed è proprio nelle scene finali che lo zio Erikson ha collocato un’ultima, spiazzante, chicca… il ritorno di un personaggio che si era creduto perso per sempre. La ciliegina sulla torta.
E la torta, quando si tratta di Erikson, va assaportata con entusiasta pazienza.
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22 Responses to “Memorie di Ghiaccio – Steven Erikson”
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giugno 2nd, 2009 at 10:27
Mi piace l’attenzione con cui Francesco si accosta a certe tematiche. Tuttavia, Francesco, non c’è esperienza che conti, in questo caso: conta molto la capacità di rendere coerenti internamente le scelte che fai. Fatto questo – se si è capaci davvero -, puoi narrare ciò che vuoi. Anche una resurrezione.
Oltre tutto, ma forse è un mio sentire personale, non è che mi senta così “in erba” rispetto a Erikson. Meno esperto sicuramente; che ha ottenuto risultati inferiori sino a ora, ancora sicuramente. Ma da qui a giudicarlo un Dio, inarrivabile, ce ne passa.
Semplicemente, per scrivere una cosa di quella complessità, bisogna aver la voglia di farlo (e il tempo, ma questa è una questione a parte).
Per come la vedo io, Francesco, sei assolutamente all’altezza di una pubblicazione. E, come sai, ti aspetto al varco quanto prima.
Circa il discorso degli squarci storici, di cui parlava by_Ax, ecco… Anch’io ne sono affascinato, ma ciò che mi ha attratto (in modo letale) con Erikson è stato proprio il fatto che *non è* uno storico, bensì antropologo e archeologo: il risultato è molto, molto differente. Di storici che ci mettono la loro, nel Fantasy, ne ho letti fin troppi. Gli squarci continuano a piacermi, ma *non sono* più grandi sorprese (se storici). Naturalmente c’è enorme spazio di manovra, tanto è vasta la Storia. Forse quel guizzo originale potrebbe averlo Francesco, che punta al Mediterraneo… Staremo a vedere.
giugno 2nd, 2009 at 11:57
Anch’io sono al corrente che Muspeling studi Storia, e ritengo anch’io che lui – anche e soprattutto puntando al MedFantasy – abbia le risorse utili ad escogitare trovate narrative interessanti.
Anche nel mio caso, di Erikson mi ha catturato questo suo sguardo antropologico-archeologico al mondo creato e alle sue genti. Il modo coerente e credibile (e per nulla scontato) con cui delinea usi e costumi delle varie popolazioni disseminate nel mondo Malazan… è anche uno dei motivi per cui ho una predilezione per Maree di Mezzanotte: la prospettiva, azzarderei, persino sociologica con cui qui l’autore ha descritto lo scontro tra due civiltà diverse (davvero poi così tanto?).
In fondo, ognuno nei suoi scritti mette quello che ha. Si cerca di prendere il meglio e l’utile dal proprio bagaglio culturale e glielo si riversa dentro. Certo è che bisogna anche essere consci dei propri limiti: come afferma Andrea, se ti reputi capace puoi narrare ciò che vuoi; nel mio caso ad esempio, essendo io ignorante dell’argomento, non mi andrò ad impelagare in descrizioni di battaglie colossali (è già tanto se riesco a descrivere qualche scontro face to face ad arma bianca). Un narratore immaturo (attenzione, non dico “inesperto”, perchè inesperta lo sono io per prima) nel mio caso magari se ne fregherebbe della coerenza e del documentarsi e infilerebbe nel suo fantasy scontri epocali di eserciti… che finirebbe per raccontare e non mostrare, perchè lui stesso non ha idea di come si svolgerebbero; come ha giustamente scritto Gamberetta in una sua ultima recensione: sono i dettagli che rendono credibile (e appetibile) una storia.
P.S. Muspeling, sei sicuramente un lettore acuto e mi fa piacere che ci hai offerto degli spunti per riflessioni stuzzicanti ;o)
giugno 2nd, 2009 at 17:51
Vi ringrazio tutti per la fiducia che mi accordate! :))
Io mi vedo ancora diverse mancanze e pecche, la più grave delle quali è che ultimamente (dal terremoto in poi) mi sto dedicando davvero poco alla revisione delle mie prime stesure e così andando non s’impara mai.
Il problema è anche il responso editoriale. Ci vuole, qualcuno di competente a cui sottoporre i propri pargoli più o meno lavorati, di modo anche da avere uno sguardo esterno ai miei lavori.
In alternativa, parteciperò alla prossima competition narrativa su FM, almeno ;).
Sugli squarci di Storia: beh, io credo che siano gustosi i mondi fantastici in cui si riesce a infilarci pezzi di diversa Conoscenza. Tolkien era Linguista, dopotutto e mitologo per passione. Io sono Storico medievista e mitologo per passione, ma posso citare Eddison, che mischiò teatro elisabettiano e filosofia; la Le Guin, secondo me in EarthSea si vede che c’è dietro una conoscenza di Storia e Archeologia.
Indi, le possibilità di far qualcosa di buono nell’ambientazione sono aperte a molte più persone!
Sugli autori Fantasy di matrice storica. Beh ecco, io conosco Turtledove e poi chi ci sarebbe? Forse Gemmel? Ma era storico lui o solo un praticante come mi è sembrato?
In ogni caso, come storico io sono di stampo alquanto… differente… hihihi!
Va bene va bene, non sono riuscito ad astenermi dai personalismi, chiedo venia.
giugno 3rd, 2009 at 11:20
Ursula Le Guin aveva in casa un’antropologo. Così, tanto per non smentirci!
Ma Ursula ha dalla sua una cosa che pochi hanno: le capacità narrative, quasi soprannaturali, oserei dire, se mi facessi prendere dallo sconforto. (Prendete un qualsiasi paragrafo dei suoi romanzi e, si vedrà, non c’è *nulla* fuori posto, mai. Impressionante! E, spesso, se c’è qualcosa fuori posto è colpa del traduttore – ma *non* quando la traduzione è dell’immortale Zambelli!)
giugno 3rd, 2009 at 11:26
Uff… Oggi è la giornata dei mezzi post. Ho troppa fretta.
Circa gli scrittori “storici”, direi che Turtledove è più che sufficiente, come esempio, del perché si sia esagerato sul fronte “storico”. O, comunque, che per arrivare a quel livello, significa che è stato prodotto fin troppo “storicamente”, specie da chi è soltanto appassionato di Storia: pur se conoscitori, molti *usano* la Storia in modo un po’ invasivo e, spesso, in modo noioso.
Per inciso, ho sempre trovato Turtledove, per l’appunto, noioso. Detto da un lettore *ignorante* di Storia. Il che, se mi permettete, mi rende un po’ super partes: se usi qualcosa che i lettori non conoscono, dovresti rendere il testo più interessante, non più noioso e verboso e, più grave ancora, “fuori tema” – nel senso che si è troppo spesso divagato.
Non riesco, però, per questioni di tempo, ripescare nella mia memoria gli esempi più lampanti. Tendo a eliminare ciò che non mi è affatto piaciuto.
Nel tuo caso, Francesco, io ho a mio supporto la convinzione, dopo aver letto quel brano che mi mandasti, relativo al tuo lavoro, che la Storia la utilizzerai *in funzione* della vicenda e non, come alcuni, utilizzerai la vicenda *in funzione* della Storia.
Come faccio a saperlo? Be’, cerca di non stupirmi in negativo, in futuro!
giugno 3rd, 2009 at 19:07
Ci Provo! Grazie!
Che belle parole per il mio settimo lustro d’esistenza! Grazie ancora! :))
giugno 4th, 2009 at 09:22
Temo di aver ingenerato confusione col mio ultimo post, anche se ho trovato istruttivo ciò che è emerso. ^_^
Sì, mi piacciono gli squarci storici in generale, ma velatamente (e qui sta la mia leggerezza) mi volevo riferire alla Storia del mondo creato dall’autore, soprattutto quando ammantata da un ’sapore’ archeologico o antropologico.
Mi piace, insomma, scoprire dettagli che portano a comprendere meglio le razze in campo, la loro evoluzione e i legami (amore/odio) che intercorrono tra loro. Ruolo, questo, che preferisco quando ‘giocato’ nel passato.
Da questo punto di vista Erikson lo trovo fenomale, perché oltre a gestirne lo sviluppo, ritma il tutto in modo sincopato, non fluido, dando un senso di maggiore interesse proprio perché dosato.
Lascia che questo tipo di ‘coscienza’ emerga sulla pelle di chi legge, non attraverso una spiegazione. Sensazione che trovo impagabile.